CTU & CTP

Dare una nuova struttura alla visione del mondo concettuale e/o emozionale del soggetto e porlo in condizione di considerare i “fatti” che esperisce da un punto di vista tale da permettergli di affrontare meglio la situazione anziché eluderla, perché il modo nuovo di guardare la realtà ne ha mutato completamente il senso”.

                                                                                                                                                                                                                                              Watzlawick, 1974

CTU – Consulente Tecnico d’Ufficio

Nei casi di separazione conflittuale diventa sempre più frequente, da parte del Giudice, il ricorso alla figura del Consulente Tecnico d’Ufficio – CTU (art. 61 c.p.c.).

Il Consulente nominato assume il ruolo di ausiliario del Giudice ed è chiamato a mettere ordine nelle situazioni in cui le coppie in crisi che si separano non riescono a trovare un accordo nella gestione dei figli.

All’interno degli incontri di consulenza qualsiasi intervento del CTU è svolto nell’interesse supremo del minore.

Il Giudice chiede all’esperto (psicoterapeuta/psichiatra) un parere tecnico, una valutazione della situazione che, in quel momento, coinvolge il nucleo familiare. Come riportato nell’articolo 11 del Protocollo di Milano “obiettivo della consulenza è riportare al giudice la condizione psicologica e relazionale che connota gli individui che compongono la famiglia, la coppia e il sistema nel suo complesso…”.

Il Consulente, quindi, attraverso gli strumenti del proprio sapere tecnico, fornisce un parere che non è vincolante per il Giudice. Gli ambiti decisionali spettano soltanto al Giudice che trarrà le proprie conclusioni costruendo una sintesi di tutti gli elementi raccolti, inclusa la valutazione del CTU.

Tuttavia, la CTU può assumere un ruolo di conciliazione e di cambiamento. Lo stesso articolo 11 riporta “..La consulenza mira idealmente a una restituzione di responsabilità genitoriale in cui le parti – anche con l’aiuto dei propri CCTTPP – possano ricomporre la comunicazione tra loro, con e sui figli, al fine di rispondere alle esigenze di questi”.

CTP – Consulente Tecnico di parte in ambito civile

Il CTP ha un ruolo determinante nello svolgimento della consulenza. All’interno del provvedimento di nomina del CTU, è possibile (è un diritto ma non un obbligo) nominare un proprio consulente di parte.

Il CTP affianca il consulente del Giudice durante le operazioni peritali. La sua prima funzione è quella di controllo, di vigilanza sulla validità metodologica delle indagini peritali, controllo sull’effettivo svolgimento del principio del contraddittorio.

Il CTP può farsi interprete e traduttore dei bisogni e delle aspettative che la parte nutre nei confronti dei figli, è interprete e traduttore dei vissuti emotivi generati dal fallimento delle relazioni, supporta il cliente durante lo svolgimento della consulenza, spiegando le varie fasi. In sostanza il CTP assume una funzione di sostegno nei confronti della parte.

Tuttavia, pur essendo di parte, anche il CTP dovrebbe porsi al di sopra, avendo come unico obiettivo l’interesse del minore. In questa ottica, il CTP promuove e facilita, al proprio committente, un’ottica di responsabilità genitoriale, tentando di abbassare il livello del conflitto.

Nel campo della Psicologia Giuridica, come abbiamo appena visto, assolve un ruolo cruciale nei procedimenti riguardanti l’affidamento dei minori a seguito di separazioni o divorzi. Per la sua competenza riguardate la Psicodiagnostica clinica e forense può inoltre essere utile nominare un CTP nei procedimenti riguardanti, fra gli altri, la valutazione e quantificazione del danno psichico, la valutazione della capacità di intendere e di volere per contratti, testamenti, lasciti, ecc., la valutazione della capacità testimoniale e nella nomina di tutori in caso di soggetti incapaci.

CTP – Il consulente tecnico di parte in ambito penale

In ambito penale la perizia è solo quella disposta dal Giudice (GIP, GUP, Giudice del dibattimento), di regola su richiesta delle parti, ma anche d’Ufficio (dal GUP o dal Giudice del dibattimento), qualora egli la ritenga inevitabile ai fini della decisione. Tutte le altre sono consulenze tecniche di parte (CTP) per il pubblico ministero, per la difesa dell’indagato/imputato, per le parti civili.

Ai sensi dell’articolo 225, primo comma, del codice di procedura penale, «disposta la perizia, il pubblico ministero e le parti private hanno la facoltà di nominare propri consulenti tecnici in numero non superiore, per ciascuna parte, a due».

Come nell’ambito civile, anche nel penale i consulenti tecnici di parte assolvono un ruolo particolarmente importante. Possono assistere al conferimento dell’incarico e presentare al giudice richieste e osservazioni, delle quali è fatta menzione nel verbale. Il Consulente può e deve partecipare alle operazioni peritali, proponendo al perito specifiche indagini e formulando osservazioni e riserve delle quali deve darsi atto nella relazione.

I CTP possono essere nominati anche al termine delle osservazioni peritali ed è loro facoltà analizzare le relazioni prodotte o eventualmente richiedere al giudice di essere autorizzati a esaminare persona o luogo oggetto di perizia.

Ai sensi dell’articolo 233, primo comma, del codice di procedura penale, «quando non è stata disposta perizia, ciascuna parte può nominare, in numero non superiore a due, propri consulenti tecnici. Questi possono esporre al giudice il proprio parere, anche presentando memorie a norma dell’articolo 121».

I Consulenti tecnici hanno la facoltà di ricercare e individuare elementi di osservazione e di prova che il difensore di parte può scegliere di presentare. Successivamente alla ricevuta autorizzazione è sua facoltà esaminare il materiale prodotto o posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria. La possibilità di visionare materiale che non abbia ancora costituito oggetto di perizia permette ulteriormente al CTP di presentare una autonoma valutazione idonea a supportare le argomentazioni della parte.

Al Consulente psicologo può essere richiesto di valutare lo stato mentale della vittima del reato, ad esempio nei casi abuso, violenza sessuale, di circonvenzione di persona in­capace, al fine di valutare l’eventuale stato di inferiorità psichica (art. 643 c.p. ; art. 609 bis, 1° co., c.p.) e per verificare l’entità del trauma psicologico subito.

Gli ambiti per cui il CTP può essere chiamato a svolgere il proprio lavoro sono le cause per idoneità mentale a rendere testimonianza, la capacità dell’imputato di stare a processo, la capacità di intendere e volere, la pericolosità sociale e la compatibilità delle condizioni di salute con il regime carcerario.

Nei casi in cui il consulente viene chiamato dal Pubblico Ministero, che rappresenta l’accusa, può ascoltare un minore in “audizione protetta” durante l’incidente probatorio, oppure sostenere il PM nella valutazione della capacità di intendere e di volere ai fini della testimonianza, o altre valutazioni utili alle indagini per l’imputazione dei reati.

Uno dei compiti critici che il CTP psicologo può assolvere è la verifica dei test e dei reattivi somministrati durante le operazioni peritali e l’ipotetica diagnosi. La revisione dei test può essere un lavoro rilevante, in quanto strumenti che possono incidere nella conclusione e l’esito della perizia stessa.

Nominare un CTP è dunque utile per diverse ragioni a partire da quella di scrupoloso ed esperto controllo affinché si proceda con adeguate metodologie e strumenti. Essendo un tecnico preparato e competente, oltre ad interagire con il proprio cliente prima, durante e dopo la perizia, assolve un ruolo collaborativo con lo stesso Perito e ulteriori Consulenti. Può proporre e produrre osservazioni alternative e elementi che verranno inviate alla attenzione del Giudice utili per la decisione.

Il CTP ha un ruolo determinante nello svolgimento della consulenza. All’interno del provvedimento di nomina del CTU, è possibile (è un diritto ma non un obbligo) nominare un proprio consulente di parte.

Il CTP affianca il consulente del Giudice durante le operazioni peritali. La sua prima funzione è quella di controllo, di vigilanza sulla validità metodologica delle indagini peritali, controllo sull’effettivo svolgimento del principio del contraddittorio.

Il CTP può farsi interprete e traduttore dei bisogni e delle aspettative che la parte nutre nei confronti dei figli, è interprete e traduttore dei vissuti emotivi generati dal fallimento delle relazioni, supporta il cliente durante lo svolgimento della consulenza, spiegando le varie fasi. In sostanza il CTP assume una funzione di sostegno nei confronti della parte.

Tuttavia, pur essendo di parte, anche il CTP dovrebbe porsi al di sopra, avendo come unico obiettivo l’interesse del minore. In questa ottica, il CTP promuove e facilita, al proprio committente, un’ottica di responsabilità genitoriale, tentando di abbassare il livello del conflitto.

Nel campo della Psicologia Giuridica, come abbiamo appena visto, assolve un ruolo cruciale nei procedimenti riguardanti l’affidamento dei minori a seguito di separazioni o divorzi. Per la sua competenza riguardate la Psicodiagnostica clinica e forense può inoltre essere utile nominare un CTP nei procedimenti riguardanti, fra gli altri, la valutazione e quantificazione del danno psichico, la valutazione della capacità di intendere e di volere per contratti, testamenti, lasciti, ecc., la valutazione della capacità testimoniale e nella nomina di tutori in caso di soggetti incapaci.

VALUTAZIONE DEL DANNO PSICHICO

Il danno psichico e il danno da pregiudizio esistenziale devono essere risarciti, quali danni non patrimoniali, ex art. 2059 c.c., indipendentemente dal danno biologico in senso stretto.”

La Consulenza Tecnica

Il Consulente nell’ambito della valutazione del danno psichico è un importante ausiliario del giudice (CTU) o della parte (CTP) che collabora fornendo il suo sapere specialistico su cui è chiamato ad esprimersi.

La consulenza psicologico-forense è attualmente considerata un accertamento oltreché una fondamentale prova documentale. Nello specifico il CTU ha il compito di accertare l’esistenza o meno del trauma psichico, valutandone l’eventuale compromissione, menomazione o riduzione di una o più funzioni mentali. Il danno psichico è da intendersi quale manifestazione dell’avvenuta alterazione dell’integrità psichica, ovvero una modificazione qualitativa e quantitativa delle funzioni mentali primarie, dell’affettività, delle relazioni e del tono dell’umore.

I principali ambiti applicativi in cui rientrano le valutazioni del danno non patrimoniale sono il danno da stalking, il danno da mobbing, il danno da lutto, il danno estetico, il danno alla sfera sessuale, il danno da nascita indesiderata, il danno da menomazione fisica e il danno da colpa professionale.

Nell’ambito civile il Consulente assolve il compito di valutare il nesso causale, la sussistenza del danno ed eventualmente la sua quantificazione.

Nell’ambito penale, invece, è principalmente chiamato a valutare la sussistenza di un danno quale elemento essenziale, o accessorio, di un reato.

Infine, nell’ambito stragiudiziale, l’esperto psicologo può essere interpellato per redigere un parere professionale, e dunque una relazione, circa la fattibilità e/o la sua possibile sussistenza.

Il CTP assolve un ruolo particolarmente importante poiché partecipa a tutte le operazioni peritali del CTU e vi interviene per osservare, chiarire ed esprimere le proprie osservazioni specialistiche sulle indagini tecniche a supporto della parte.